Forno Aurelio

La lucidità di Salvemini

Gaetano Salvemini, Scritti sul fascismo, 3 voll. Milano, Feltrinelli, 1961

Il segreto della vittoria fascista.

Se non si tiene nel debito conto l’azione di connivenza della polizia, della magistratura e soprattutto delle autorità militari a favore delle attività fasciste, tutta la storia del fascismo diventa incomprensibile, e la sua vittoria un puro miracolo. Siccome questo è un punto cruciale, è essenziale che il lettore abbia di fronte le prove evidenti di questa connivenza.

Umberto F. Banchelli cosí scrive a p. 15 di Le memorie di un fascista: Il fascismo, è bene confessarlo, poteva svilupparsi ed avere il braccio semilibero, perché in molti funzionari ed ufficiali della Benemerita e di altre armi, esso trovava cuori e ideali italiani che vedevano con piacere correre alla riscossa.

Fra i gregari e i sottufficiali delle stesse armi era poi una gara ad aiutare il Fascio. Il flofascista Adolfo Zerboglio 1° riconosce francamente che "il 'governo' piú o meno apertamente si è giovato del fascismo per ritornare sul proprio passato di debolezza."

I giornali socialisti accumulano le prove della tolleranza del governo rispetto ai fascisti, e non si può onestamente contestare che alcune di tali prove appaiono persuasive. E piú del governo si accusano gli "esecutori" dei suoi ordini di connivenza fascista, affermandosi che guardie e carabinieri appoggiano i fascisti. Anche questo non sembra da ricusarsi, se pure i socialisti esagerano spesso nella loro sistematica contumelia degli organi della pubblica sicurezza."

Zerboglio riproduce le seguenti affermazioni del deputato socialista Mario Cavallari, con delle riserve per quanto riguarda i particolari, ma senza porre in dubbio i fatti in generale:
..I fascisti nelle loro spedizioni sono seguiti da camions di carabinieri che cantano, essi pure, gli inni fascisti. In Portomaggiore dopo un doloroso episodio nel quale resta ucciso un fascista, una spedizione di oltre un migliaio di fascisti sparge nella notte il terrore con ferimenti, incendi, lancio di bombe, invasioni delle case, percosse brutali e tutto ciò sotto l'occhio della forza pubblica. C'è di piú: mano a mano che giungevano i camions carichi di fascisti, i carabinieri che bloccavano gli accessi al paese chiedevano ad essi se fossero armati e ove non lo fossero li rifornivano di armi e munizioni. (...) A Pontelagoscuro dopo un altro conflitto, si ripetono gli stessi fatti; per due giorni squadre di fascisti stanno sul posto per esercitare ogni sorta di rappresaglie ed imporre il passaggio delle organizzazioni superstiti ai sindacati autonomi emanazione del Fascio. Alla stazione di Pontelagoscuro per due giorni non v'è un picchetto misto, formato di carabinieri e di fascisti col compito di perquisire quanti scendono dai treni per lasciare passare quelli che risultino esser fascisti e respingere gli altri? Ad Argenta, senza alcun pretesto, una numerosa spedizione giunge di notte e sparge il panico tra la popolazione sparando fucilate, rivoltellate e oltre 300 bombe. La spedizione è perfino munita di mitragliatrici che, per tutta la notte, sgranano il loro rosario, é di un cannoncino. La forza pubblica vede... e canta l'inno fascista"

Zerboglio cosí spiega i giustifica questo atteggiamento da parte delle forze di polizia:
È chiaro che gli "agenti" insultati da anni, nei comizi, nella stampa, esposti al pubblico ludibrio, vittime della cieca violenza rossa, il giorno che si sono sentiti appoggiati non hanno resistito ad un certo impulso di vendetta.

Il giornalista americano Mowrer pone acutamente in rilievo questo fatto, sul quale la propaganda fascista stende un velo di silenzio:
Di fronte all'assassinio, alla violenza, all'incendio doloso, la polizia rimaneva neutrale, ed era col suo pieno consenso ed assoluta consapevolezza che queste bande scorrazzavano sui loro camions sulle strade bianche di polvere, armati sino ai denti, per compiere i loro assalti. I dirigenti delle forze di polizia si rifiutavano di prender nota di ogni avviso di premeditate spedizioni, e quando non potevano rifiutare il loro intervento per difendere operai e contadini inermi, arrivavano deliberatamente troppo tardi. Quando bande di armati costringevano i socialisti a dimettersi dalle loro cariche sotto minaccia di morte, o quando regolarmente condannavano i loro nemici ad essere bastonati, messi al bando o uccisi, questi funzionari si limitavano a stringersi nelle spalle, o tutt'al piú rispondevano come il prefetto di Reggio Emilia, che oggi è questo il vento che tira. Qualche volta carabinieri e guardie regie facevano causa comune con i fascisti in modo manifesto, paralizzando la resistenza dei contadini. Si fosse trattato di tener testa ai soli fascisti, i contadini avrebbero anche potuto farcela; ma contro i fascisti e la polizia insieme, essi erano impotenti, e le loro proteste non avevano altro effetto che quello di farli dichiarare in arresto dalle autorità, perché colpevoli di aver tentato di difendersi. I socialisti venivano condannati per presunti crimini commessi mesi ed anni prima; i fascisti colti sul fatto venivano rilasciati per mancanza di prove.

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