Forno Aurelio

Allargare gli orizzonti

Mentre qualcuno tra gli esuli più debole e più disperato si pone il problema di un ritorno materiale in patria a prezzo di rinunce, noi insistiamo con gli esuli per un ritorno ideale: cioè per un nuovo sforzo inteso a stabilire un rapporto sempre più vivo, di profonda mutua comprensione con gli elementi migliori, più appassionati, della generazione nuova in Italia. Che cosa pensano? Come reagiscono agli eventi che tutti viviamo? Senza il loro concorso attivo nulla di grande farà l'antifascismo.
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La relativa accettazione del fascismo in Italia da parte di molti giovani non significa solo addormentamento delle coscienze, rinuncia a pensare; è la riprova di un'insufficiente presa del nostro antifascismo, della bassa temperatura, della limitata vibrazione dei nostri programmi e delle nostre idee. L'errore è stato di credere che in questa fase la lotta potesse essere meramente politica e economica. È indispensabile allargare gli orizzonti, risalire alle cause prime e affrontare i temi essenziali di fronte a cui, se si possiede un pensiero forte e puro, nessuno, e tanto meno i giovani, può restare a lungo indifferente; valore dell'uomo, della vita, nozione della libertà, della giustizia, significato della cultura, posto del lavoro, della famiglia, della patria, dello stato. Scavo in profondità, fissazione per linee massicce della fisionomia di questo mondo nuovo che la rivoluzione si incaricherà di rivelare, di fissare esteriormente.


È un'opera immane per una generazione, che giustifica una vita intera, un esilio, una prigionia e che richiede l'universale collaborazione. Il calvario del disoccupato, l'esperienza dura del proletario non sono meno importanti dell'analisi dell'intellettuale, anch'egli, se vero intellettuale, oggi quasi sempre disoccupato e sfruttato. Sarebbe questo un passo indietro, un ritorno a un antifascismo generico? No: è un balzo avanti, su terreno vergine, oltre gli steccati convenzionali, - uno spregiudicato esame di coscienza a cui tutti debbono partecipare.


Che i morti seppelliscano i morti. Lasciamo i fascisti ufficiali epilogare sulle corporazioni e l'età imperiale, i servi prezzolati lustrare il dittatore, le borghesie anglo-francesi tentar di arrestare la valanga con l'appello a principii traditi, l'antifascismo vecchio stile disputarsi nei piccoli porti dell'esilio la purità marxista e il non plus ultra dell'estremismo. Noi ripartiamo verso l'alto mare; noi proponiamo ai giovani di associarsi a questa grande impresa.


Al vecchio mondo che rovina bisogna sostituirne uno nuovo nel quale l'uomo conti come uomo, come potenza spirituale, e non come potenza animale o monetaria. Nuovo umanesimo. Non ci lasceremo più impressionare dalle catalogazioni di moda e dalla politica pura che in regime totalitario fascista si risolve in esercizio retorico. Il fascismo ha creduto di straniarci dall'Italia bandendoci dal territorio o privandoci di ogni diritto e umanità. Ebbene, noi l'Italia la riconquisteremo lottando con la giovane generazione italiana ed europea in una congiura alla luce del sole. Quando la nuova fede si sarà propagata con forza irresistibile le idee troveranno le loro armi e i giovani delle scuole e delle officine si batteranno in massa.


Allora non noi, ma il fascismo, sarà il grande fuoruscito della storia moderna.
Il suo sarà un esilio senza ritorni.

Carlo Rosselli, 24 agosto 1934, da Giustizia e Libertà

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